Come scrivere titoli (e buoni inizi)
Come scrivere titoli (e buoni inizi)
Come scrivere titoli (e buoni inizi).
Si può trattare allo stesso modo titolo e inizio di un testo
utilizzando le stesse tecniche per elaborarli. Anzi, quando manca un
titolo vero e proprio, l'inizio del testo assume un'importanza
cruciale per un efficace coinvolgimento del lettore.
A meno di non essere un professionista con migliaia di pagine e
centinaia di scritti nel proprio curriculum, il titolo di qualsiasi
lettera, memo o documento è meglio crearlo dopo avere scritto il
testo principale.
Un metodo che risolve molti problemi quando non si sa dove
andare a parare è leggersi attentamente la lettera o il memo alla
ricerca di un potenziale titolo. Spesso si trova all'interno del
testo, già pronto o quasi. Basta tirarlo fuori.
Il fatto che il titolo sia uguale o quasi uguale a una frase
scritta all'interno del testo non è un problema. Spesso anzi
aggiunge ritmo al pezzo, facilitando la memorabilità di quello che
diciamo.
Si possono usare molti altri metodi. Come diceva un grande
copywriter americano "Non vendere la bistecca... vendi lo
sfrigolio." e "Le prime quindici parole sono molto più importanti
delle 15.000 che seguono."
Gli argomenti che più si prestano a creare titoli (o inizi)
efficaci sono:
1. Novità.
Tutti sono interessati alle novità che possono riguardarli.
Nuove regole per la corrispondenza aziendale? Nuove
assunzioni in un reparto? Nove procedure da adottare? Un
nuovo prodotto da lanciare? Tutto quello che è nuovo o può
essere presentato come tale attira curiosità e interesse.
2. Come fare...
Come fare, come ottenere, come diventare. Tutti sono
interessati a scoprire nuovi modi per fare meglio qualcosa,
con meno fatica o con minor spesa.
3. X modi per...
Molto meccanico come approccio, spesso è estremamente
efficace, soprattutto quando non c’è un beneficio o un
argomento che pesa di più degli altri. es: "7 modi per non
arrivare in ritardo in ufficio"; "3 modi per selezionare
fornitori affidabili." eccetera.
4. Una domanda coinvolgente.
Iniziare con una domanda è sempre efficace, soprattutto se
l'unica risposta possibile è sì. Se possibile è meglio
evitare qualsiasi domanda cui sia facile risponde con una
battuta, con un "no" o peggio ancora con un "chissenefrega".
Nel titolo mettere sempre qualcosa che guidi verso l'argomento
forte della lettera o del memo. Quando si tratta di testi che devono
comunque essere letti per dovere, può bastare dare l'indicazione
dell'argomento per scopi d'archivio. In questi casi, un grande
contributo alla lettura e alla facilità d'archiviazione viene
dall'essere specifici anziché generici. Meglio scrivere "Nuove norme
per la corretta installazione dei programmi nei computer aziendali",
piuttosto che un vago e inutilmente sintetico "Norme Software”��.
Essere specifici è una regola che vale sempre. La genericità
confonde, la specificità chiarisce.
La storia si spiega... e lega il lettore.
Le varie fasi della scrittura possono essere tutte svolte in un
paio d'ore (un giornalista esperto in certi casi può improvvisare un
articolo in quel tempo, ottenendo un pezzo di qualità
professionale), in un paio di giorni (per un rapporto o un memo
impegnativo), oppure in molti anni, come nel caso di romanzi dalla
gestazione difficile.
La lunghezza del testo non è un problema. Fintanto che si
dicono cose interessanti o importanti per il lettore, non esistono
testi troppo lunghi. Quando ciò che si dice non è interessante
oppure detto male, invece non esiste testo troppo breve.
Per essere letti con più facilità occorre usare frasi brevi
(non più di tre righe: quasi sempre è meglio spezzare le frasi
troppo lunghe) e parole brevi, evitando il più possibile lunghi giri
di parole o espressioni poco note.
Al contrario di quanto insegnano a scuola (nelle scuole
italiane) è meglio usare frasi brevi, parole facili, periodi non
troppo elaborati. Almeno, se si vogliono aumentare le probabilità di
essere letti.
Infatti, così come un atleta ha un maggior rendimento ed è più
agile se asciutto e senza grasso inutile (eccetto i lottatori di
Sumo), allo stesso modo un testo è più leggibile quanto più è
snello, in buona forma e privo di inutili appesantimenti.
Il testo principale è bene che sia diviso in capoversi, lunghi
circa cinque, sei righe. Come regola generale, evitare di scrivere
frasi più lunghe di tre righe, capoversi con più di tre frasi o più
lunghi di sette, otto righe. Naturalmente sono sempre possibili
eccezioni. Ma è meglio se restano eccezioni.
Non basta. E' importante che la lettera o il memo non siano
costituiti da periodi staccati tra loro. Per avere maggior efficacia
e leggibilità, è bene che ci siano dei legami tra un paragrafo e
l'altro. Quando un testo scorre fluidamente è molto più efficace e
leggibile di un testo composto da blocchi bruscamente accostati uno
all'altro.
Ecco alcuni esempi di frasi per legare un capoverso all'altro:
“E così oggi si può...”
"Ecco perché...”
"Ancora più importante il fatto che..."
"Ancor meglio si può dire che...”
"Ma prima di tutto...”
"Ma prima di tutto...”
"Ma soprattutto non dimentichiamo che..."
"Il passo seguente ...”
"Come molti sanno..."
"Ed ecco perché...”
Questi sono solo alcune possibilità. Moltissime altre frasi
possono essere usate per legare i periodi di un testo e,
soprattutto, i pensieri.
La formula magica.
Esiste una formula sicura come l'oro per sapere se ciò che è
stato scritto è ragionevolmente chiaro e leggibile. E' la formula di
Flesch, uno studioso che ha elaborato un metodo per calcolare la
leggibilità dei testi scritti in inglese.
La formula magica, messa in forma nasometrica, dice:
Ogni 100 parole che scrivi, assicurati che circa il 75% sia
costituito da parole di sette lettere o meno (cinque lettere per la
lingua inglese, sette per l’italiano dove la vocale finale comporta
in media una sillaba in più).
I passi per utilizzare questa versione semplificata della
formula di Flesch sono:
1. Conta il numero di parole del testo appena scritto,
omettendo un eventuale saluto (egregio dottor Tizio), la
chiusa formale (cordiali saluto o altro), tutti i nomi
propri e i numeri; le parole con lineetta vanno considerate
come se fossero una parola sola (es: marxismo-leninismo è da
considerare come se fosse una parola unica).
2. Ora determina quante parole con sette o meno di sette
lettere hai usato.
3. Dividi questo totale per il numero totale di parole del
pezzo.
Se il risultato è vicino a 75%, probabilmente va tutto bene e
il testo è molto leggibile, o comunque senza complicazioni inutili.
Sotto il 70% scatta il segnale d'allarme.
Esistono programmi per computer che calcolano in maniera più
scientifica e con meno fatica l'indice di Flesch in pochi secondi.
Come in tutte le cose, anche l'Indice di Flesch ha i suoi
detrattori.
Molti affermano che è troppo meccanico per determinare la
leggibilità di un testo. In realtà deve esser considerato
principalmente un aiuto per capire se si è sulla buona strada.
D'altra parte se i propri scritti hanno un buon indice di Flesch,
bisogna tenere presente Shakespeare, Ernest Hemingway e la Bibbia
hanno buoni punteggi.
L'Indice di Flesch è un ottimo aiuto per chi ha problemi di
chiarezza (ciò la maggior parte degli scrittori non professionisti -
non bisogna offendersi - e anche diversi professionisti). E’
opportuno sottoporre alla formula almeno qualcuno dei propri
scritti. Si faranno scoperte interessanti.
L'Indice di Flesch è un ottimo aiuto per chi ha problemi di
chiarezza (ciò la maggior parte degli scrittori non professionisti -
non bisogna offendersi - e anche diversi professionisti). E’
opportuno sottoporre alla formula almeno qualcuno dei propri
scritti. Si faranno scoperte interessanti.

